Il segreto nelle viscere delle rocce del monte di Portofino: le sorgenti

1. la canalizzazione del torrente da un mulino all’altro erano in muratura interrate o passanti su arcate soprelevate e prendono il nome di “beudi” 2. estuario a Paraggi del torrente dell’Acqua Viva in una foto del 1915; oggi è sotto la discoteca Carillon

Acqua viva, Acqua morta, Vallone dei Fontanini, Valle dei Mulini, sono i nomi della grande abbondanza di acqua che qui c’è e si vede a differenza dei vicini territori costieri.

Qui si trovano due tipi di sorgente:

quelle generate al confine tra i due diversi tipi di rocce (conglomerati e calcari) del monte di Portofino per il diverso grado di porosità.

quelle che si trovano nella parte alta del monte, che si formano grazie alle masse di aria umida provenienti dal mare anche d’estate: quando queste si raffreddano salendo in quota contro il massiccio, si condensano sotto forma di nebbia o pioggia e si infiltrano nelle fratture delle rocce, creando fonti, ruscelli e sorgenti. La presenza di acqua sul monte è generalmente garantita anche nei periodi estivi, più siccitosi e ha alimentato fin dai tempi storici una fiorente attività dei mulini. A pochi passi dall’Eremo, nella valle del’Acqua Viva, c’erano trentacinque mulini, alimentati da almeno sedici sorgenti perenni, con una portata media superiore a 900 m3 al giorno. Documenti attestano che già nel 1190 questi mulini macinavano il grano per quasi tutto il territorio rapallese.