Acqua che scorre sottoterra tra le rocce

elementi, energia
Questa sezione parla del potere del fuoco, del vento, e sopratutto del mare e del monte che incontrandosi generano un’infinità di sorgenti, abbondanti e perenni. Una ricchezza che ha spinto gli uomini a insediarsi comunque in un territorio ripido e faticoso. L’acqua, il verde lussureggiante, il legno e il calore e tutto il resto
Boschi e uliveti a precipizio sul mare nella valletta di Niasca

Nel monte di Portofino l’acqua da secoli sprizza senza sosta d’inverno e d’estate: sì anche d’estate quando ovunque c’è scarsità d’acqua.
Ecco il segreto: grandi masse d’aria calda provenienti da sud e sature di vapore acqueo per i grandi tratti di mare attraversato, risalgono le coste rocciose: l’ abbassamento di temperatura dell’aria, dovuta all’aumento della quota, determina la condensazione dell’acqua che s’insinua nelle profonde fratture della roccia. Non stupisce che le risorse idriche del Monte siano state sfruttate fin da epoche storiche; un esempio fra tutti è la valle dell’AcquaViva con 35 Mulini a pochi passi dall’Eremo.

Il segreto nelle viscere delle rocce del monte di Portofino: le sorgenti

1. la canalizzazione del torrente da un mulino all’altro erano in muratura interrate o passanti su arcate soprelevate e prendono il nome di “beudi” 2. estuario a Paraggi del torrente dell’Acqua Viva in una foto del 1915; oggi è sotto la discoteca Carillon

Acqua viva, Acqua morta, Vallone dei Fontanini, Valle dei Mulini, sono i nomi della grande abbondanza di acqua che qui c’è e si vede a differenza dei vicini territori costieri.

Qui si trovano due tipi di sorgente:

quelle generate al confine tra i due diversi tipi di rocce (conglomerati e calcari) del monte di Portofino per il diverso grado di porosità.

quelle che si trovano nella parte alta del monte, che si formano grazie alle masse di aria umida provenienti dal mare anche d’estate: quando queste si raffreddano salendo in quota contro il massiccio, si condensano sotto forma di nebbia o pioggia e si infiltrano nelle fratture delle rocce, creando fonti, ruscelli e sorgenti. La presenza di acqua sul monte è generalmente garantita anche nei periodi estivi, più siccitosi e ha alimentato fin dai tempi storici una fiorente attività dei mulini. A pochi passi dall’Eremo, nella valle del’Acqua Viva, c’erano trentacinque mulini, alimentati da almeno sedici sorgenti perenni, con una portata media superiore a 900 m3 al giorno. Documenti attestano che già nel 1190 questi mulini macinavano il grano per quasi tutto il territorio rapallese.